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Ur2

Il Gruppo di Ur è stato un sodalizio magico-esoterico attivo in Italia alla fine degli anni venti.

Storia Edit

Il gruppo fu fondato da Julius Evola, Arturo Reghini,  e Giulio Parise, tutti e tre Co-Direttori della rivista "Ur".  La parola, come spiega lo stesso Evola, è «tratta dalla radice arcaica del termine "fuoco", ma vi era anche una sfumatura additiva, pel senso di "primordiale", "originario", che essa ha come prefisso in tedesco»[1] Scopo del sodalizio sono la riscoperta della Tradizione e la pratica sperimentale del sapere iniziatico.

Il gruppo di studio adotta il principio dell'anonimato dei collaboratori – che si firmano tutti con uno pseudonimo – ed inizia sotto la direzione di Evola la pubblicazione di fascicoli mensili che sono poi riuniti nei volumi Introduzione alla magia usciti tra il 1927 e il 1929.

Vennero costituite diramazioni del gruppo in altre città (come si evince dagli articoli Glosse varie: costituzione di una catena magica, in Ur 1927 e Istruzioni di catena, in Ur 1928), denominate "catene", delle quali se ne conosce l'esistenza solo per la città di Genova (dall'articolo Esperienze di catena, in Krur 1929). Sono ignoti i componenti della catena di Genova ma si sa che era costituita da cinque persone e che il suo direttore era un ex kremmerziano.

Evola, alla fine della seconda annata di UR,n. 10, esautorò gli altri due Direttori e compì una specie di golpe interno. In seguito parlerà genericamente di intromissioni della massoneria all'interno del gruppo (Reghini e Parise erano entrambi massoni). Questo portò alla scissione definitiva ed Evola fondò allora la sua rivista, "Krur", che non è da intendersi come continuazione del Gruppo di UR.

Nucleo filosofico Edit

Il gruppo si dichiarava indipendente da qualsiasi scuola o movimento esoterico del tempo (occultismo, massoneria, teosofia, spiritismo, ecc.) in quanto la Tradizione esiste di per sé e non è legata ad alcuna scuola. Di fatto, però, le principali componenti esoteriche rappresentate nel gruppo furono l' antroposofia, il kremmerzerismo, e il pitagorismo massonico.

Secondo Evola gli obiettivi del gruppo furono essenzialmente due:

  1. suscitare una superiore forza metafisica che potesse aiutare i singoli membri a operare magicamente;
  2. utilizzare questa forza superiore per poter esercitare un'influenza magica sulle forze politiche del tempo.

All'interno del gruppo vi furono dei tentativi di rivitalizzare la componente esoterica-iniziatica del paganesimo tradizionale romano, da parte di Arturo Reghini, di alcuni antroposofi (come Giovanni Colonna di Cesarò), di Evola stesso, e del personaggio noto con lo pseudonimo di Ekatlos.

La relazione dello stesso Ekatlos, pubblicata nel 1929 sulla rivista Krur (articolo La scena e le quinte), su un tentativo da parte di alcuni componenti del gruppo di esercitare una pressione sul fascismo per imprimerne una svolta in senso pagano, rientra nel secondo degli obiettivi del gruppo così come li ha delineati Evola. ne Il cammino del cinabro, Evola torna sull'argomento raccontando di come Mussolini si preoccupasse del "Gruppo di Ur", pensando che qualcuno volesse agire magicamente su di lui.[2]

Relazione col fascismo Edit

Si discute molto dei legami fra il gruppo di Ur e il fascismo. E' certo che il gruppo lavorò per una svolta in senso pagano del fascismo (vedi sopra) e che il movimento tradizionalista risulta per certi versi affine alla teoria fascista. In particolare, Evola era propugnatore del Tradizionalismo, un modello ideale e sovratemporale di società caratterizzato in senso spirituale, aristocratico e gerarchico. Secondo l'autore tale modello si riscontra, da un punto di vista storico, in civiltà quali quella egiziana, romana e indiana. Tali civiltà non si basano su criteri economici, materiali e biologici, ma sono suddivise e gestite in base a criteri di gerarchia sociale di carattere ereditario e spirituale.Naturale conseguenza di questo pensiero è che le differenze naturali tra gli esseri umani si rispecchiano anche nelle razze. Il filosofo, però, rifiuta una visione razzista della vita in senso biologico, affermando la sua teoria del cosiddetto razzismo spirituale. La "razza interiore" di cui parla Evola è definita come un patrimonio di tendenze e attitudini che – a seconda delle influenze ambientali – giungono o meno a manifestarsi compiutamente. L'appartenenza ad una razza si individua dunque sulla base delle caratteristiche spirituali, e solo in seguito fisiche, diventandone col tempo queste ultime il segno visibile. Partendo da questi presupposti assiomatici, arriva ad individuare gli ebrei come razza materialista e spiritualmente inferiore rispetto alla razza ariana -con un risultato quindi paradossale - ed alla sintonia con alcune idee del nazional-socialismo tedesco.

Membri noti Edit

I seguenti personaggi fecero parte del Gruppo di Ur e collaborarono alle riviste Ur e Krur (tra parentesi gli pseudonimi):

  • Leone Caetani (probabilmente Ekatlos), massone egizio e neopagano.
  • Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (Arvo), antroposofo.
  • Giovanni Colazza (Leo), antroposofo.
  • Girolamo Comi (Gic), poeta prima antroposofo, poi cattolico.
  • Guido De Giorgio (Havismat), cattolico vicino al pensiero di René Guénon.
  • Aniceto Del Massa (Sagittario), pitagorico e forse massone.
  • Julius Evola (Agarda, Arvo in alcuni casi, Breno?, Ea, Iagla, Krur?).
  • Nicola Moscardelli (Sirio, Sirius), filosofo cattolico.
  • Arturo Onofri (Oso), poeta antroposofo.
  • Giulio Parise (Luce), pitagorico e massone.
  • Ercole Quadrelli (Abraxa, Tikaipos), kremmerziano.
  • Arturo Reghini (Henìocos Arìstos, Pietro Negri), pitagorico e massone.
  • Corallo Reginelli (Taurulus), prima antroposofo, poi ermetista.
  • Domenico Rudatis (Rud), alpinista.
  • Emilio Servadio, psicanalista (Apro?, Es).

Altri personaggi non ancora identificati usarono gli pseudonimi di Alba (probabilmente antroposofo), Arom, Nilius, Primo Sole, Zam.

Secondo Del Ponte, pur non essendoci attestazioni documentarie ma solo testimonianze orali, potrebbero aver fatto parte del Gruppo di Ur (senza però scrivere sulla rivista) anche l'ingegnere aretino Moretto Mori e Amerigo Bianchini, entrambi amici di Reghini (dopo l'espulsione di Guido Bolaffi, Bianchini divenne il maestro venerabile della loggia"Hermes" di Firenze, facente parte del Rito Filosofico Italiano).

Dopo il gruppo di Ur Edit

Un nuovo sodalizio riprese il messaggio del gruppo di Ur dopo la seconda guerra mondiale: il Gruppo dei Dioscuri. Julius Evola fu il denominatore comune dei due Gruppi, in quanto assistette al percorso della nuova esperienza esoterica, che fu voluta da alcuni giovani a lui molto vicini, che frequentarono casa sua negli anni cinquanta e sessanta e che a lui si ispirarono. È certo che Evola fosse costantemente informato dell'iniziativa, e che ebbe visione dei quattro fascicoli di ispirazione tradizionale (I Fascicoli dei Dioscuri, pubblicati all'interno del Movimento Politico Ordine Nuovo) prima che essi fossero diffusi tra il 1969 ed il 1973. Il Gruppo dei Dioscuri operò a Roma, Napoli, Messina e Milano, e diversamente dall'esperienza del Gruppo di Ur, che si ispirò a varie Tradizioni ed esperienze, ebbe al centro del proprio intento operativo la Tradizione romana prisca. La notizia relativa ad un suo scioglimento, diffusa in particolare attraverso gli scritti di Renato Del Ponte, appare falsa e priva di qualsiasi fondamento, in quanto il Gruppo dei Dioscuri risulta per certo essere stato ininterrottamente attivo fin dal 1969, ed è tuttora costituito dai discepoli dei fondatori, così come è noto a Sandro Consolato, Direttore de "La Cittadella", rivista del Movimento Tradizionale Romano, che ne riferisce la notizia nei suoi scritti.

La rivista Edit

Espressione del gruppo fu una rivista nella quale gli autori degli articoli si firmavano con uno pseudonimo, come consuetudine in tutte le scuole iniziatiche, perché ritenevano che non contasse la persona ma l'insegnamento, che a sua volta trascende il singolo individuo. Inoltre l'anonimato evitava che il lettore si facesse influenzare dalla identità degli autori e dalla loro appartenenza a questa o quella corrente esoterica del tempo. Direttore della rivista fu Julius Evola da solo nel 1927, insieme a Arturo Reghini e Giulio Parise nel 1928, di nuovo da solo nel 1929.

La materia trattata dalla rivista è divisa in dottrina, pratica (esposizione di metodi, indirizzi di tecnica e di disciplina), esperienze (relazioni di esperienze interiori effettivamente vissute), testi (pubblicazione di testi, di frammenti di testi o traduzioni di testi, rari o poco noti, di Oriente e d'Occidente, opportunamente chiariti, annotati o sintetizzati da chi ne abbia competenza e tutti volti ad un suscitamento, ad una organizzazione, ad un risveglio) e glosse (considerazione di problemi imposti da particolari fenomeni, per cui si sia condotti al senso di una realtà e di una possibilità trascendente gli angusti quadri in cui si è chiuso l'uomo e la sua scienza).

Nella rivista vennero pubblicati alcuni testi di interesse magico-ermetico-alchemico di varia provenienza; vi sono testi antichi (il rituale mithriaco del Gran Papiro Magico di Parigi, estratti dal de Mysteriis di Giamblico, i Versi d'oro di Pitagora, uno scongiuro magico pagano, Massime di saggezza pagana di Plotino), rinascimentali (De Pharmaco Catholico, un codice plumbeo alchemico italiano, Clavis Philosophiae Chemisticae di Gerard Dorn, La dignità dell'uomo di Pico della Mirandola), moderni (brani tratti da Il Golem e Il volto verde di Gustav Meyrink, il saggio Prospettive tratto da Musica delle fonti di Otokar Brezina) e orientali (un brano del primo capitolo del Kulārṇava Tantra, alcuni passi del Majjhima Nikaya, brani dallo Shri chakra sambhara, tre canti di Milarepa).

La rivista uscì con il nome di Ur negli anni 1927 (10 fascicoli, di cui due doppi) e 1928 (8 fascicoli, di cui quattro doppi), mentre nel 1929 a seguito dell'uscita dal gruppo di Reghini e Parise, la direzione fu assunta dal solo Evola che cambiò il nome della rivista in Krur (8 fascicoli, di cui due doppi). Nel dicembre 1929 uscì l'ultimo numero di Krur, sul quale Evola annunciava lo scioglimento del gruppo e il proseguimento dell'attività in una nuova rivista dal titolo La Torre, della quale uscirono 10 numeri (dal febbraio al giugno 1930) ma che fu costretta a chiudere per l'ostilità del regime e per alcuni attacchi squadristi. Alla rivista La Torre collaborarono anche alcuni ex appartenenti al Gruppo di Ur: Guido De Giorgio (con lo pseudonimo di Zero), Girolamo Comi, Domenico Rudatis, Emilio Servadio.

I fascicoli di Ur e Krur furono poi ripubblicati rilegati nel 1955-1956 in tre volumi dall'editore Bocca di Roma sotto il titolo di Introduzione alla Magia e una seconda volta nel 1971 dalle Edizioni Mediterranee, con lo stesso titolo. Nel 1987, anche le Edizioni I Dioscuri, ripubblicarono i tre volumi di Bocca. Tutte le edizioni risentono della revisione operata da Julius Evola già a partire dagli anni Quaranta e ripetuta più volte nel corso degli anni. L'editore Tilopa di Roma ha invece pubblicato negli anni 1980-1981 la ristampa anastatica dei fascicoli originali, senza quindi le successive revisioni di Evola.

Ne Il cammino del cinabro Evola ammetterà la non veridicità di alcuni dei fenomeni paranormali descritti nelle riviste e poi raccolti in Introduzione alla Magia quale scienza dell'Io: «Per debito di onestà, debbo dire che vanno messi sotto beneficio d'inventario alcuni dei fenomeni riferiti in Introduzione [alla Magia quale scienza dell'Io], in relazione al gruppo [di Ur]»[3]

Bibliografia Edit

  • Julius Evola, Introduzione alla magia, 3 voll., Roma, Mediterranee, 1971.
  • Julius Evola, Ur 1927. Roma, Tilopa, 1980.
  • Julius Evola, Ur 1928. Roma, Tilopa, 1980.
  • Julius Evola, Krur 1929. Roma, Tilopa, 1981.
  • Julius Evola, Introduzione alla magia quale scienza dell'io, Genova, Fratelli Melita, 1987.
  • Renato Del Ponte, Evola e il magico Gruppo di Ur. Studi e documenti per servire alla storia di Ur-Krur, Borzano, Albinea, Sear Edizioni, 1994.
  • (EN) Hans Thomas Hakl, "Julius Evola and the UR Group", Aries, 12, Leida, Brill, 2012, pp. 53-90.
  • Roberto Sestito, Il figlio del sole. Vita e opere di Arturo Reghini. Filosofo e matematico, Ancona, IGNIS.

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